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Tutti quelli che cadono

L'inaugurazione dell'ippodromo di Leopardstown a sud di Dublino, cui si fa indirettamente riferimento in "Tutti quelli che cadono". Questo e altri particolari geografici hanno portato gli studiosi a concludere che la vicenda si svolga proprio nella località in cui è nato Beckett.

L'estate del 1956 segna il primo impegno dell'autore in campo radiofonico.

La rete radiofonica inglese BBC era alla ricerca di autori di spicco cui affidare la programmazione di prosa e - tra questi - si era rivolta anche a Samuel Beckett divenuto recentemente celebre grazie ad Aspettando Godot. Beckett colse subito l'occasione per scrivere una storia irlandese piuttosto macabra sfruttando le potenzialità che il nuovo mezzo gli metteva a disposizione e in particolare i rumori. C'è un grande uso di rumori di fondo in Tutti quelli che cadono, versi di animali, cigolii, clangori meccanici e atmosferici. L'idea - piuttosto insolita per l'epoca - fu quella di ricreare in studio i rumori necessari anziché ricorrere a quelli già presenti in archivio e registrati dal vivo. Sembra che il Radiophonic Workshop della BBC nacque proprio in seguito a questa sperimentazione.

Al di là di questo substrato rumoristico, la vicenda di Tutti quelli che cadono (il titolo è ripreso dal Salmo 145) è di impianto convenzionale: la signora Rooney va, come tutti i giorni, alla stazione del piccolo centro irlandese in cui vive (tutto lascia presagire che si tratti proprio di Foxrock, la periferia di Dublino in cui nacque Beckett) per andare a prendere il marito, pendolare, di ritorno dall'ufficio. Ma il treno porta ritardo. Quando finalmente arriva, il signor Rooney (il quale è cieco) afferma di non aver capito il motivo del ritardo del treno su cui stava viaggiando. Ma sul finale, mentre l'anziana coppia di coniugi rincasa sotto un temporale, un ragazzo incontrato lungo la strada rivela che il ritardo del treno è stato causato da un terribile incidente. Un bambino che si trovava sul treno è infatti accidentalmente caduto dal finestrino ed è rimasto schiacciato dai vagoni. Sebbene nulla confermi i sospetti in tal senso, chi ascolta il radiodramma resta con l'idea che la tragedia sia stata in realtà causata arbitrariamente dal signor Rooney per pura cattiveria o per noia.

Alessandro Forlani (in Halley, 2006) sottolinea l'angoscioso climax creato "con tecnica affine a quella dello scrittore o sceneggiatore professionista di racconti del brivido. (...) La verità sul ritardo del treno, della morte di un bambino, cala all'improvviso sulle patetiche senili lagnanze dei coniugi Rooney. Né al pubblico è concesso "respiro", poiché il racconto finisce qui".

Knowlson individua in Tutti quelli che cadono uno dei momenti di maggiore "antagonismo" tra Beckett e Dio: i coniugi Rooney che sghignazzano cinicamente dopo aver recitato il passo del salmo che dà il titolo all'opera ("Il Signore sostiene quelli che vacillano / e rialza chiunque è caduto") rappresentano, secondo il biografo, il simbolo della rabbia di Beckett per la morte del fratello Frank avvenuta due anni prima. Frank, a differenza di Samuel, era un uomo di religione cristiana e di grande fede. Ma durante gli ultimi mesi di vita, Beckett "aveva visto quanto poco aiuto la sua fede sembrava offrirgli e aveva sentito acutamente la sua impotenza e la sua pena".

"Tre ciechi in tre opere" nota acutamente Mayoux in uno studio su Beckett (pubblicato in Bulzoni, 1997). Ed effettivamente il signor Rooney è il terzo personaggio cieco dopo Pozzo di Aspettando Godot e Hamm di Finale di Partita (tutti scritti negli stessi anni). E, aggiungerei, è il terzo cieco che ama declamare storie, che chiede insistentemente l'attenzione del pubblico, che adora sentira la propria voce senza preoccuparsi dell'indifferenza degli ascoltatori (rispettivamente: Vladimiro ed Estragone, Clov e la signora Rooney).

Non si fermano qui i paralleli con le altre opere di Beckett: mentre la signora Rooney raggiunge la piccola stazioncina incontra un gran numero di persone e a tutti chiede notizie dei loro familiari o amici. Ogni volta però ottiene risposte terribili. Ne viene fuori l'immagine desolante e grottesca di una popolazione malata e colpita da chissà quali disgrazie. Un po' come la disastrata famiglia Lynch che viene descritta in Watt. Ancora: ad un certo punto il signor Rooney propone a sua moglie di darsi reciprocamente le spalle e chiarisce "come i dannati di Dante". Si riferisce ai fraudolenti del XX canto dell'Inferno, gli stessi presi a modello per i personaggi di Immaginazione morta immaginate. Infine: il ragazzo che alla fine rincorre i coniugi Rooney fa subito venire in mente il messaggero di Godot e lo spettro che compare sul finale del Trio degli spiriti: tutti e tre sono giovani, tutti e tre portano tristi notizie.

Titolo originale
All That Fall

Data di composizione
luglio - settembre 1956

Prima trasmissione

BBC, 13 febbraio 1957

Prima edizione

Faber & Faber, Londra, 1956

Edizioni italiane

Einaudi/Gallimard, 1994 - Einaudi, 2002 - Einaudi, 2005
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Ceneri

La spiaggia di Killiney, a sud di Dublino. Nel 1986 Beckett rivelerà che è proprio in questo luogo che è ambientato "Ceneri".

Beckett scrisse Ceneri, il suo secondo dramma radiofonico, tra la fine del 1958 e l'inizio del 1959, anche per soddisfare le sempre più pressanti richieste della BBC che voleva un nuovo lavoro per la radio con cui ripetere il successo di Tutti quelli che cadono. Dal punto di vista stilistico Ceneri rappresenta efficacemente la transizione tra il radiodramma di impianto classico (Tutti quelli che cadono, appunto) e le atmosfere surreali delle opere composte nell'inteso autunno "radiofonico" del 1961.

Il protagonista di Ceneri è Henry, un vecchio che trascorre quasi tutto il suo tempo in riva al mare parlando da solo ad alta voce, in continuazione, per coprire il rumore delle onde (il titolo originale dell'opera doveva essere ebb, marea). E' una figura paradossale: odia il rumore del mare eppure trascorre il suo tempo di fronte ad esso, quasi cercando un supplizio che nessuno gli ha inflitto. Qui, sulla riva, tenta invano di evocare i suoi vecchi fantasmi (come il protagonista di Di' Joe e altri derelitti beckettiani). Il primo spettro è quello del padre, che però non si presenta mai. Il secondo, ben più presente (Beckett lavorò affinché l'ambiguità giungesse al punto che gli ascoltatori si chiedessero se fosse solo un fantasma o una presenza in carne ed ossa), è quello della moglie Ada.

La coppia intrattiene un dialogo piuttosto fitto e vivace (in questo senso Henry e Ada sono più simili a Nagg e Nell di Finale di partita che a Willie e Winnie di Giorni felici), pieno di recriminazioni, accuse, ma anche di complicità. I due hanno avuto una figlia, Addie, che Henry chiaramente non voleva e che non sopporta. Vengono ricordate le lezioni di musica e di equitazione (le voci dei maestri intervengono come "comparse") e i pessimi risultati conseguiti dalla figlia in entrambe le discipline.

La condizione di Henry è quella di un vecchio che ha molti conti in sospeso con i suoi fantasmi, un vecchio ossessionato dalla solitudine, che racconta a se stesso storie per farsi compagnia (quasi una costante in Beckett: lo stesso può dirsi di Hamm in Finale di partita, di Pozzo in Godot, del signor Rooney in Tutti quelli che cadono). Ceneri è forse il testo radiofonico di Beckett più ricercato dal punto di vista stilistico, con dialoghi che presentano immagini suggestive, lontane dalla freddezza astratta delle opere successive ("Un mammuth di dieci tonnellate tornato dalla terra dei morti, ferratelo con l'acciaio e fategli calpestare il mondo!", oppure Ada riferendosi al mare: "è solo la superficie, sai. Sotto è tutto immobile come una tomba. Non un rumore. Tutto il giorno e tutta la notte, non un rumore").

I diversi rumori che accompagnano il testo (onde, zoccoli di cavalli, etc.) sono tutti riprodotti in modo esplicitamente artificiale (così come era già accaduto per Tutti quelli che cadono), quasi a voler sottolineare che il mondo che noi ascoltiamo nell'opera non è il mondo reale, bensì quello evocato dal protagonista.

La prima radiofonica di Ceneri fu trasmessa dalla BBC il 24 giugno 1959 con Jack McGowran nella parte di Henry e con la regia di Donald McWhinnie. In Italia fu trasmesso invece dalla Rai il 29 gennaio 1960 con Salvo Randone nel ruolo del protagonista e per la regia di Giorgio Bandini. Esiste anche una produzione del 1976 della Radio Svizzera Italiana per la regia di Mina Mezzadri.

Esiste un aneddotto piuttosto curioso che riguarda la fortuna italiana di Ceneri. La RAI, infatti, conferì a questa opera il Prix Italia 1959 e organizzò a Sorrento una cerimonia di premiazione molto "italian style" con tanto di incontri mondani e visite guidate alla Grotta Azzurra di Capri. Per cortesia, Beckett non potè sottrarsi alle invadenti iniziative in comitiva. Al suo ritorno commenterà: "Sorrento era orribile ... Mi ha quasi ucciso. Non sarò mai più lo stesso".

Titolo originale
Embers

Data di composizione
fine 1958 - inizio 1959

Prima trasmissione
BBC, 24 giugno 1959

Prima edizione
"Evergreen Review", novembre-dicembre 1959 

Edizioni italiane
Einaudi/Gallimard, 1994 - Einaudi, 1994

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Il vecchio motivetto

Robert Pinget (1919-1997), scrittore francese, tra i principali esponenti del nouveau roman.
Il vecchio motivetto non è un'opera di Samuel Beckett. Si tratta invece della traduzione in inglese del radiodramma La manivelle ("l'organetto") di cui è autore lo scrittore francese Robert Pinget. I due scrittori si erano conosciuti grazie all'editore Jerome Lindon delle Editions de Minuit e tra loro era presto nata un'amicizia.

La trama di quest'opera non ha un'evoluzione precisa. Si tratta più che altro di un "quadro" radiofonico in cui due anziani signori (il benestante Mr. Cream e Gorman, suonatore ambulante di organetto) si incontrano e iniziano a chiacchierare tra loro. Il dialogo, che costituisce l'unico contenuto di tutto il lavoro, è tipico delle persone anziane: molti errori, molte dimenticanze, vecchi ricordi i cui dettagli vengono spesso corretti in seguito. Intorno, la città con i suoi rumori e il progresso incombente (qui rappresentato dai fastidiosi rombi di motore delle autovetture).

Tracciare dei collegamenti tra l'impegno di traduzione di Beckett e il resto della sua opera non è così immediato. Beckett era affascinato dalla poetica di Pinget e dal suo lavoro nell'ambito del nouveau roman, ma La manivelle ha poco a che fare con i grandi capolavori beckettiani. Forse l'unico elemento in comune è il lento disfarsi della memoria dei protagonisti, una rappresentazione della inesorabile fine dei personaggi tipica di moltissime opere di Beckett che nell'idea di Pinget assume però toni faceti. Gontarski annota che un Mr. Cream compare anche in Watt. Lì era un avvocato, qui è padre di un giudice.

Il lavoro di Beckett consistette soprattutto nel trasporre il francese di Pinget nel tipico irlandese dubliner della grande tradizione teatrale di O'Casey (lavoro che non può che perdersi nelle traduzioni italiane). Come musica dell'organetto, Beckett scelse The Bluebells Of Scotland, un brano tradizionale (fare click qui per ascoltarlo in formato Midi), rifacendosi al cespuglio di campanule (bluebells, appunto) cui accennano ad un certo punto i due personaggi constatando tristemente che là dove una volta c'erano prati in fiore trovavano ora posto strade e automobili.

La prima radiofonica della traduzione inglese de La manivelle fu trasmessa dalla BBC il 23 agosto 1960. La regia era di Barbara Bray. Cream e Gorman erano interpretati rispettivamente da Jack McGowran e Pat Magee.

Titolo originale
The old tune

Data di composizione
1960

Prima trasmissione
BBC, 23 agosto 1960

Prima edizione
Editions de Minuit, 1960

Edizioni italiane:
Einaudi/Gallimard, 1994
- Einaudi, 1985
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Parole e Musica

Mira Ceti (Omicron), la stella gigante che appartiene alla costellazione della Balena. Alla sua bellezza e alla sua estraneità a ciò che è terreno viene paragonato il corpo della donna amata in "Parole e Musica".


Il compositore e musicologo inglese Humphrey Searle (1925-1982). Fu a lui che si rivolse Beckett per comporre la seconda versione della parte di Musica.

L'autunno del 1961 è un mese particolarmente intenso per la produzione radiofonica di Beckett il quale mette su carta ben tre sceneggiature per la radio (nell'ordine Parole e Musica, Radio I e Cascando) legate da una caratteristica comune: la presenza della voce umana e della musica come entità partecipanti attivamente all'azione drammatica. Se Radio I e Cascando sono talmente simili tra loro da poter essere quasi considerate due variazioni di una stessa idea, Parole e Musica si differenzia leggermente per la più spiccata allegorizzazione.

In questo radiodramma, infatti, la Musica stessa è uno dei personaggi. E sebbene Beckett nel corso del dramma la battezzi amichevolmente Bob, nessuno potrà togliere a Musica il ruolo invidiabile di co-protagonista di quest'opera.

L'ambientazione: un vecchio signore dall'indole poetica, Croak, si reca periodicamente a trovare i suoi due servitori: Parole (chiamato anche Joe) e Musica (chiamato, come già detto, anche Bob). Insieme ad essi (e solo insieme ad essi, verrebbe da dire, altrimenti non farebbe altro che un croak, un gracidìo) egli ha la possibilità di comporre poemi musicali sui temi più diversi. "Tema questa sera... l'amore" dirà ai suoi due servitori. Ma Parole e Musica non vanno d'accordo. Parole preferirebbe comporre un poema sull'accidia (un tema che percorre tutta l'opera di Beckett da Più pene che pane fino a Compagnia) e soprattutto non segue mai i suggerimenti di Musica. Alla fine, il poema risultante lascia del tutto insoddisfatto Croak che abbandona i due avvilito.

Quasi superfluo sottolineare la presenza di una delle dinamiche ricorrenti nelle opere di Beckett (soprattutto in ambito teatrale): il rapporto servo-padrone. Quando Croak bacchetta Parole per incitarlo ad esprimersi meglio sembra proprio di vedere (anzi di sentire, visto che si tratta di un dramma radiofonico) Pozzo che redarguisce Lucky in Aspettando Godot.

E' piuttosto curioso osservare come tre dei maggiori studiosi dell'opera di Beckett (Bair, Knowlson e Alvarez) diano tre interpretazioni abbastanza diverse di Parole e Musica: la prima sostiene che gli argomenti del radiodramma sono "l'incapacità di padroneggiare il linguaggio e la ridondanza della prosa, anche in questo caso insoddisfacente e quindi abbandonata fino alla prossima occasione". Il secondo vede nel testo "il marchio della lotta per riunire i due elementi" (Parole e Musica, appunto). Il terzo, infine, vi scorge "una brillante drammatizzazione, spiritosa e assolutamente originale, della fatica e delle frustrazioni della creazione". Sembra, però, che nessuno dei tre abbia notato l'elemento dello strazio provocato al cuore di Croak dai ricordi evocati da Parole. Quando Parole descrive il volto di una donna, Croak esclama "Lily!". E' probabilmente il nome di un suo perduto amore ed è questo - forse - il vero motivo che lo spinge ad abbandonare i due servitori (oltre, naturalmente, all'incapacità dei due).

Quel che è certo è che per la prima volta nella sua carriera Beckett scelse consapevolmente di scrivere un'opera rinunciando a comporre la parte di un personaggio: Musica, infatti, si esprime attraverso la musica e Beckett commissionò la stesura di questa parte al compositore John Beckett, suo cugino. Tutte le messe in onda fino al 1975 furono presentate con lo spartito di John. In occasione di una ri-registrazione per il London Visual Audio Centre Beckett decise di far comporre nuovamente la parte di Musica al musicologo inglese Humphrey Searle. Nel 1987, infine, il compositore statunitense Morton Feldman realizzò una sua personale riedizione di Parole e musica.

In Italia, Parole e musica è stato trasmesso da RadioRai il 1° ottobre del 1980.

Titolo originale
Words and Music

Data di composizione
20-27 novembre 1961

Prima trasmissione
BBC, 13 novembre 1962

Prima edizione
"Evergreen Review" n. 27, novembre-dicembre 1962

Edizioni italiane:
Einaudi/Gallimard, 1994 - Einaudi, 2002 - Einaudi, 2005

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Radio I

Quando "Lei" si congeda da "Lui" indica qualcosa nella stanza è chiede "E' un Bokhara?". Il Bokhara è un tipo di tappeto, ma anche una razza di cane. In ogni caso, "lui" risponde "No signora"...

Una signora (indicata con un impersonale Lei) si reca a fare visita ad un uomo (Lui) in una stanza o in un altro spazio non meglio definito ma comunque molto freddo e buio. Lui si trova di fronte ad un quadro di controllo dove spiccano due pulsanti. Agendo sul primo è possibile ascoltare una serie di suoni confusi (Musica) provenire da un luogo non meglio precisato. Agendo sul secondo pulsante si ascolta invece un parlato indistinto (Voce) provenire da un luogo altrettanto indefinito. Lui precisa stancamente che Musica e Voce non si trovano nello stesso posto e che in nessun modo possono vedersi o sentirsi. Di fronte allo stupore di Lei, Lui confessa che non può fare a meno di ascoltarli.

Lui accompagna Lei alla porta. Poi fa una telefonata. Cerca di mettersi in contatto con un dottore, ma risponde la segretaria. Poi, mentre parla al telefono, si accorge con grandissima agitazione che Musica e Voce non producono più il loro flusso ininterrotto di suoni ma si fermano, fanno delle pause. Al telefono, la segretaria gli comunica la notizia di due parti podalici e un appuntamento: domani, a mezzogiorno.

Di tutte le opere di Beckett, Radio I è senza dubbio una delle più indecifrabili. Pochissimi gli indizi che permettono di ricostruire cosa sta accadendo. E tuttavia la prima parte è molto suggestiva: il personaggio indicato come "Lui" sembra essere il custode di un piccolo inferno in cui Musica e Voce sono i dannati.

Beckett scrisse Radio I immediatamente dopo aver completato la stesura di Parole e Musica. Ancora una volta Voce e Musica come due entità in contrasto, complementari eppure non integrabili.

Questo dramma radiofonico fu sempre considerato da Beckett niente più che un abbozzo malriuscito. Anche per questo motivo fu trasmesso per la prima volta solo molti anni dopo che fu scritto ed è difficile reperire informazioni precise sulle date di trasmissione. In Italia fu trasmesso sicuramente nell'ottobre del 1980 (ed è possibile che si tratti della prima trasmissione in assoluto). Un'edizione in lingua inglese fu trasmessa dalla rete radiofonica olandese NOS nell'agosto del 1991.

Titolo originale
Esquisse radiophonique

Data di composizione
29-30 novembre 1961

Prima trasmissione
RAI (rete radiofonica italiana), 13 ottobre 1980

Prima edizione
"Minuit" n. 5, settembre 1973

Edizioni italiane
Einaudi, 1980 - Einaudi/Gallimard, 1994

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Radio II

Il filosofo boemo Fritz Mauthner (1849-1923) fu uno dei pioneri della filosofia del linguaggio. Viene citato dall'Animatore quando raccomanda alla Stenografa di non farsi sfuggire neanche una parola di quelle pronunciate da Fox.
Per Radio II non è inopportuno scomodare l'immaginario sadomaso: i personaggi di questo radiodramma sono infatti un essere ridotto in schiavitù, Fox, legato, imbavagliato e incappucciato; un aguzzino, Dick, muto e armato di frusta; un cosiddetto Animatore che tiene le redini del gioco e una Stenografa che ostenta atteggiamenti di sottomissione nei confronti di quest'ultimo.

Ma non di gioco si tratta, bensì di una sorta di condanna che riguarda tutti e quattro i personaggi e che in qualche modo li rende tutti schiavi di una non meglio identificata commissione di esaminatori.

La scena si sta ripetendo per l'ennesima volta. L'Animatore - aiutato dai convincenti mezzi di Dick - costringe Fox a parlare, dopo averlo liberato del bavaglio. L'obiettivo è quello di far sì che Fox riveli finalmente qualcosa, sebbene nessuno sappia esattamente cosa. La Stenografa deve prendere minuziosamente nota di quanto Fox dice, anche delle sillabe tronche (tranne che dei gemiti di sofferenza, che indispongono gli esaminatori). Stavolta Fox, dopo una prima vaga introduzione in cui parla di pietre, licheni, oceani e gallerie, si lascia sfuggire il riferimento a un personaggio femminile, una certa Maud. Mentre Fox rievoca Maud inizia a piangere.

Sorpreso da questo pianto inaspettato, l'Animatore chiede alla stenografa di modificare il rapporto da presentare agli esaminatori, spingendo sul sentimentalismo. In questo modo spera finalmente di accontentarli e di porre termine al suo lavoro ("Domani, chissà, potremo essere liberi", è l'ultima battuta dell'Animatore, che chiude l'opera).

Gontarski vede nel nome Fox una storpiatura di vox. Fox sarebbe dunque la voce interiore, la voce dell'Homo Beckettianus che rievoca la sua vita ma evita accuratamente ciò che più lo addolora (i parallelismi non si contano: dalla Bocca di Non io ai pensieri di Eh, Joe, al dolore provato da Croak in Parole e Musica quando viene nominata Lily, solo per citare i primi evidenti riferimenti). Ma il nome Fox ricorda anche Foxrock, luogo di nascita di Beckett e simbolo di tutto il suo scavo a ritroso, del suo inconscio autobiografico perennemente incalzante.

L'Animatore, la Stenografa e Dick non sono dunque altro che funzionari della coscienza (la commissione di esaminatori) che vuole che la voce interiore parli, dica finalmente quel che ha da dire. Tutta la scena potrebbe dunque svolgersi all'interno di una mente umana. Il rapporto tra torturatori e torturato, dunque, non ha qui alcun risvolto sociale. Per il Beckett "politico" che denuncia la condizione di chi è vittima degli abusi del potere bisognerà attendere Catastrofe. Qui la ricerca è ancora tutta rivolta ai recessi dell'interiorità umana (il "sé che parla di sé", filo rosso di tutta la produzione beckettiana).

Seppure eccessivamente oscuro in alcuni passaggi, il testo (la cui data di composizione non è mai stata accertata, ma che risale probabilmente ai primi anni Sessanta) è rimasto a lungo sepolto, pur contenendo alcuni passaggi estremamente interessanti, come il seguente:

ANIMATORE: Ha mai letto il Purgatorio, signorina, del grande fiorentino?
STENOGRAFA: Ahimé no, signore, ho soltanto sfogliato l'Inferno
ANIMATORE: (incredulo) E non ha letto il Purgatorio?
STENOGRAFA: Ahimé no, signore.
ANIMATORE: Laggiù tutti sospirano "io fui", "io fui". E' come un rintocco funebre. Strano, non è vero?
STENOGRAFA: In che senso, signore?
ANIMATORE: Beh, ci si aspetterebbe piuttosto "io sarò", non le pare?

Radio II fu "riesumato" nel 1975 per una produzione BBC e un cast all star: Harold Pinter (l'Animatore), Billie Whitelaw (la Stenografa) e Patrick Magee (Fox) diretti da Martin Esslin. In Italia fu trasmesso dalla RAI il 20 ottobre 1980 (la regia era di Aulehla Klauss). 

Titolo originale
Pochade radiophonique

Data di composizione
mai accertata (probabilmente primi anni Sessanta)

Prima trasmissione
BBC, 13 aprile 1976

Prima edizione
"Minuit" n. 16, novembre 1975

Edizioni italiane
Einaudi, 1980 - Einaudi/Gallimard, 1994

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Cascando

Il compositore rumeno Marcel Mihalovici (1898-1985) scrisse la partitura musicale per "Cascando". Nello stesso anno, Mihalovici aveva già reso omaggio a Samuel Beckett componendo un'opera ispirata a "L'ultimo nastro di Krapp".

Cascando viene scritto da Beckett a partire dal primo dicembre 1961, ovvero il giorno immediatamente successivo a quello in cui aveva completato la stesura di Radio I. Anche Radio I, del resto, era stato scritto a partire dal giorno immediatamente successivo a quello in cui aveva concluso di scrivere Parole e Musica, una sequenza serratissima di manoscritti che dà compattezza a questa piccola trilogia radiofonica in cui la Voce e la Musica sono veri e propri protagonisti.

Se in Parole e Musica era il poeta Croak a dover far andare d'accordo Parole e Musica e in Radio I un sinistro "Lui" doveva sorvegliare il flusso ininterrotto di Voce e Musica, qui c'è un glaciale Apritore che - appunto - "apre" i flussi di Musica e di Voce affinché la narrazione prosegua e si compia la storia dell'ennesimo derelitto beckettiano che procede verso il mare, cadendo e rialzandosi in continuazione, fino a quando non riesce a prendere il largo (Alvarez vi scorge un'analogia con il finale della novella La fine).

Ma il vero protagonista di Cascando è in realtà l'Apritore. E' in lui che si concentra il rovello esistenziale del dramma: "Cos'è che apro? Dicono: non apre niente, non ha niente da aprire. [...] Non protesto più, non dico più: non c'è niente nella mia testa. Non rispondo più. Apro e richiudo". Ancora una volta la tesi di fondo della poetica beckettiana: non c'è niente da esprimere se non che non c'è niente da esprimere e il doverlo esprimerle a tutti i costi.

La musica viene utilizzata dall'Apritore come sollievo all'inesorabilità (e al costante fallimento) della narrazione di Voce. La parte di Musica fu composta, per la prima edizione dell'opera radiofonica, da Marcel Mihalovici. In seguito sarebbero state utilizzate musiche composte da Humphrey Searle (che aveva collaborato con Beckett per Parole e Musica).

In Italia, Cascando fu trasmesso dalla RAI il 10 ottobre del 1980.

Titolo originale
Cascando

Data di composizione
dicembre 1961
 

Prima trasmissione
ORTF (rete radiofonica francese), 13 ottobre 1963

Prima edizione
"Dramatische Dichtungen", I, 1963

Edizioni italiane Einaudi/Gallimard, 1994

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