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Oroscopata

Cartesio (1596-1650). Filosofo e matematico francese, fondatore del razionalismo. Beckett in "Whoroscope" lo immagina superstizioso e alle prese con la cottura di un uovo.


Nancy Cunard (1896-1965). Grande agitatrice della vita culturale parigina della prima metà del Novecento. Chiacchierata per i suoi atteggiamenti libertini e disinibiti, impegnata politicamente e socialmente, fondò la casa editrice "Hours Press" che avrebbe pubblicato "Whoroscope", il primo componimento poetico di Beckett.


Richard Aldington (1892-1962). Poeta inglese. Aiutò Beckett a compiere i primi passi nel mondo della letteratura. Beckett lo avrebbe sempre ricordato con gratitudine.

"Ho scritto la prima metà prima di cena, sulla carta da lettere dell'Hotel Bristol, mi sono concesso un'insalata e un sorso di Chambertin al Cochon De Lait, poi sono tornato all'Ecole e l'ho finita intorno alle tre del mattino... Così è andata, quelli sì che erano giorni...". Così Beckett avrebbe descritto, a distanza di molti anni, la genesi di Whoroscope a Nancy Cunard, fondatrice ed editor della Hours Press.

Fu l'inseparabile amico di quegli anni, Thomas McGreevy, a suggerire a Beckett di partecipare al premio letterario indetto dalla Hours Press, cui potevano concorrere componimenti poetici inediti che avessero per tema il Tempo e che non superassero i cento versi. Beckett raccolse l'invito, sbrigò la faccenda in poche ore, appunto, nella notte tra il 15 e 16 giugno del 1930, e vinse il primo premio. Dieci sterline che gli consentirono di prolungare il suo soggiorno parigino.

Whoroscope, il cui titolo è stato risolto in italiano sia in Puttanoroscopo sia in Oroscopata, è un poemetto volutamente arcano, smaccatamente accademico, pieno di citazioni nascoste, ammiccamenti eruditi, fusione di enciclopedismi e turpiloquio. Gabriele Frasca ne individua le ascendenze joyciane parlando, giustamente, di un "assolo modernista" con qualche "finneganismo sfacciatamente compiaciuto". "Un'arguta e superficiale esibizione di cultura esoterica", dirà Bair.

All'epoca Beckett stava leggendo la "Vita di Cartesio" di Adrien Baillet. Un aneddoto contenuto in questa biografia fornì lo spunto per l'aggancio al tema previsto dal concorso: il Tempo. Pare infatti che Cartesio fosse restio a dichiarare la sua data di nascita, temendo che a partire da questa qualche astrologo riuscisse a ricavare la data di morte. Lo scorrere del tempo è rimarcato poi dalla trovata dell'uovo.

Il poemetto si apre infatti con Cartesio che dà al suo servitore Gillot un uovo affinché glielo cucini. Ma l'uovo è troppo fresco (!) e Cartesio si raccomanda a Gillot affinché aspetti che sia abbastanza guasto e vecchio prima di prepararglielo. Si alternano così versi in cui Cartesio chiede a che punto è l'uovo a versi in cui si abbandona a dissertazioni più o meno indecifrabili. Al verso 84 l'uovo ha finalmente raggiunto il giusto grado di deterioramento affinché possa essere cotto e mangiato ("Sei infine pronto / mio esile pallido stronzo in doppiopetto? / Oh quanto forte odora / questo aborto di implume! / Lo mangerò con posate da pesce. / Bianco e tuorlo e piume").

Vuoi perché gli altri partecipanti avevano spedito composizioni piuttosto scadenti, vuoi per l'audacia stilistica del poemetto di Beckett, lo scrittore Richard Aldington, dopo aver ricevuto da Nancy Cunard il mandato di selezionare i testi, non ebbe dubbi nell'assegnare al giovane Samuel l'alloro del vincitore.

Whoroscope venne pubblicato in un'edizione limitata di 300 copie (di cui 100 firmate dall'autore). Fu la prima opera di Beckett ad uscire autonomamente in volume. E, di fatto, aprì la strada per la pubblicazione della seconda. Aldington, infatti, riuscì ad accordarsi con la casa editrice Chatto & Windus per commissionare a Beckett un saggio su Proust.

Titolo originale
Whoroscope

Data di composizione
15-16 giugno 1930

Prima edizione
Hours Press, Londra, 1930

Edizioni italiane
UTET, 1973 - Einaudi, 1976 - Einaudi, 1999 -
Einaudi, 2006


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Ossa d'Eco

"Pan e la ninfa Eco" (part.) di George Apperley (1884-1960)


Il demone Malacoda (part.) in un'illustrazione di Giovanni Battista Galizzi (1882-1963). Nella Commedia Dantesca, Malacoda è il capitano dei Malebranche. Beckett accomuna a lui l'impresario delle pompe funebri che si occupa delle esequie del padre.


"Canestro di fiori con farfalle" (part.) di Jan Van Huysum (1682-1749). Al termine della poesia "Malacoda" Beckett cita questo dipinto. L'immagine della farfalla, simbolo della brevità del passaggio terreno, restituisce delicatezza alla grottesca cupezza della composizione.

Nelle Metamorfosi di Ovidio, si narra della ninfa Eco che dopo aver amato senza fortuna Narciso e aver indispettito Giove, viene mutata in pietra, pur conservando la possibilità di parlare. Ecco dunque il parallelismo tra i resti calcificati di Eco e le prime poesie di Beckett, precipitati parlanti.

La prima raccolta edita dell'autore si compone di tredici poesie scritte in inglese, sensibilmente diverse tra loro. Tre di esse (L'avvoltoio, Da tagte es e il componimento che dà il titolo alla silloge) sono brevissime, mai più di sei versi, veri e propri lampi lirici che hanno la forma dell'haiku e la forza del Beckett più maturo. Altre (Enueg I, Enueg II, Sanie I, Sanie II, Serena I, Serena II e Serena III) sono artefatti espliciti del Beckett anni Trenta, con una totale disinvoltura formale e il ripetuto ricorrere a termini colti o insoliti. Infine, Alba, Dortmunder e Malacoda, si pongono a metà tra l'ermetismo del primo gruppo e il caos controllato del secondo.

Qualche chiarificazione sui titoli: enueg, alba e serena sono tre modi della poesia provenzale. Il primo indica gli elenchi poetici di lamentele e lagnanze; il secondo si riferisce alle composizioni trovatoriche dedicate agli amanti costretti a separarsi al termine della notte; il terzo è l'opposto del precedente e denomina i canti di separazione amorosa al sopraggiungere dell'oscurità. Il termine sanie, infine, è un vocabolo desueto che indica le secrezioni corporali (sangue, pus) e traccia un acre parallelismo tra l'essudazione corporea e il carattere di detrito poetico che Beckett ha voluto dare a questa raccolta.

Enueg I è uno dei pezzi più riusciti, una corsa emozionale lungo una Dublino sinistra e in putrefazione, un'Irlanda lontana dagli stereotipi idilliaci. I luoghi natali tornano anche in Sanie I, con la descrizione di una gita in ciclomotore nei dintorni di Dublino, il giorno di sabato santo del 1933. Altrettanto riuscita è Malacoda, dedicata alla morte del padre, con l'imbarazzante descrizione dell'addetto delle pompe funebri che mentre chiude la bara si lascia sfuggire un peto. Dortmunder parla chiaramente dei soggiorni tedeschi a Kassel, ospite degli zii Sinclair. Alba è dedicata all'amica amata Ethna McCarthy e contiene in nuce alcuni temi che saranno poi ripresi nell'opera televisiva ...Nuvole...

Ossa d'Eco uscì con una tiratura limitata di 327 copie, nel dicembre del 1935, per i tipi dell'Europa Press, una piccola casa editrice parigina. Beckett firmò le prime 25 copie. L'opera fu accolta con estrema freddezza dai suoi amici e familiari e passò pressoché in silenzio tra pubblico e critica. La reazione di Beckett fu abbastanza esplicita. In una lettera a George Reavey (l'editore) scrisse: "I miei amici qui ignorano quasi tutti Ossa d'Eco. Che cosa diranno i miei non imparziali nemici? Che lo prendano in culo!".

Titolo originale
Echo's bones

Data di composizione
1931 -
1934

Prima edizione
Europa Press, Parigi, 1935

Edizioni italiane
UTET, 1973 - Einaudi, 1976 - Einaudi, 1999 -
Einaudi, 2006


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Home Olga


(Scheda critica in preparazione)

Titolo originale
Home Olga

Data di composizione
1932

Prima edizione
in "Contempo" n. 3/13, 1934

Edizioni italiane
Einaudi, 1999
-
Einaudi, 2006


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Gnomo


(Scheda critica in preparazione)

Titolo originale
Gnome

Data di composizione
1932

Prima edizione
in "Dublin Magazine" n. 9/3, 1934

Edizioni italiane
Einaudi, 1999
-
Einaudi, 2006


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Seven poems


(Scheda critica in preparazione)

Data di composizione
1936 - 1976

Prima edizione
Calder, 1961

Edizioni italiane
Einaudi, 1976 - Einaudi, 1999 - Einaudi, 2006


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Poesie in francese


(Scheda critica in preparazione)

Data di composizione
1937 - 1949

Prima edizione
Pubblicazioni sparse. Le prime apparvero su "Temps Modernes" (II, 14) nel 1946

Edizioni italiane
Einaudi, 1964 - Einaudi, 1999 - Einaudi, 2006

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Coda


(Scheda critica in preparazione)

Data di composizione
1942 - 1945

Prima edizione
in Watt (Olympia Press, 1945)

Edizioni italiane
SugarCo, 1981 - Einaudi, 1998 - Einaudi, 1999 - Einaudi, 2006




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Poesie in inglese


(Scheda critica in preparazione)

Data di composizione
1974 - 1977

Prima edizione
Pubblicazioni sparse a partire dal 1975 (su "New Departures" n. 7/8)

Edizioni italiane
UTET, 1973Einaudi, 1976 - Einaudi, 1999 - Einaudi, 2006

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Pseudo-Chamfort


(Scheda critica in preparazione)

Data di composizione
1975

Prima edizione
"The Blue Guitar", 1975

Edizioni italiane
Einaudi, 1999 - Einaudi, 2006

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Filastroccate


(Scheda critica in preparazione)

Data di composizione
1976 - 1978

Prima edizione
Editions de Minuit, 1978

Edizioni italiane
Einaudi, 1964 - Einaudi, 1999 - Einaudi, 2006

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Neither


(Scheda critica in preparazione)

Titolo originale
Neither

Data di composizione
1976

Prima edizione
in "Journal of Beckett Studies" n. 4 (1979)

Edizioni italiane
Einaudi, 2008

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Qual è la parola


È veramente difficile resistere a tentazioni allegoriche nell'interpretare Qual è la parola, in assoluto l'ultima opera scritta da Samuel Beckett. Ma veniamo ai fatti.

A partire dal 1986 le condizioni di salute dello scrittore peggiorano in modo irreversibile. È l'inizio dell'enfisema. Nel luglio del 1988, poi, Beckett cade per un malore mentre si trova a casa, battendo la testa contro un mobile. Viene ricoverato all'ospedale di Courbevoie, poi, dopo alcuni trasferimenti, giunge alla maison Tiers Temps, una casa di riposo con trattamento ospedaliero. Sarà in questo letto di degenza che Beckett butterà giù la prima bozza di quello che sarebbe diventato il suo ultimo componimento. La prima stesura è in francese e viene intitolata Comment dire.

Si tratta, di fatto, di un breve brano con cinquantadue a capo. Poesia o prosa, oppure ancora dramaticule? Gli stessi editori non sanno trovare una risposta comune. Il francese Minuit lo proporrà già nel maggio del 1989 come opera poetica; Calder, l'anno seguente, lo inserirà nel volume delle prose ultime. Osserva Gabriele Frasca in Einaudi, 1999 «il patente disaccordo sul genere cui dovrebbe appartenere questo testo fra i due editori più vicini a Beckett (poesia per Minuit e prosa per Calder) non può che confermare una volta per tutte, qualora ve ne fosse ancora bisogno, la difficoltà nel procedere a distinzioni formali rese programmaticamente desuete dall'ultima fase della produzione beckettiana (che, come s'è già ricordato, tende piuttosto all'"arcigenere", o alla "poesia" intesa nel suo febbrile senso etimologico)».

A proposito del manoscritto autografo di Comment dire, Knowlson nota che «la grafia a ragnatela è commovente: proprio perché [Beckett] stava riscoprendo le parole». Vengono qui in mente i versi di un'altra grande voce dell'essenzialità, quella dell'Ungaretti di Commiato: «Quando trovo / in questo mio silenzio / una parola / scavata è nella mia vita / come un abisso».

E torniamo alla grande allegoria che questo testo estremo ci propone, dunque. Per usare un'immagine cara ai lettori di Beckett, potremmo dire che "l'ultimo nastro" del vecchio Irlandese contiene una domanda, ed è una domanda sulla parola. Qual è la parola? Colui che per tutta la vita ha distillato il linguaggio nel suo laboratorio, ne ha asciugato le suppurazioni nel suo gabinetto medico cercandone il precipitato definitivo, l'ossatura ultima, alla fine dei suoi giorni (Beckett completerà la versione inglese del testo, What is the word, nell'estate del 1989, cinque mesi prima di morire) continua a interrogare la lingua. Non lascia versi risolutivi, non trae conclusioni. La sua eredità, la sua testimonianza ultima, è il riconoscimento di quel fallimento che è poi la quintessenza della poetica beckettiana: non so dire, non so cosa dire, non so come dirlo, ma lo devo dire.

Attraverso le cinquantadue violazioni del silenzio che compongono il testo, la voce narrante tenta, fallendo, di costruire una frase di senso compiuto, interrompendosi in continuazione, tentando varianti mai risolutive, avventurandosi in ampliamenti che crollano miseramente. La folie, la follia di dire, con cui principia l'opera, resta eternamente senza oggetto ("Smania - / Smania di - / Di - / Qual è la parola -").

Inabissato nel letto della maison Tier Temps, scavando con mano incerta sul foglio di carta, in condizioni fisiche pessime, Beckett, nell'atto di creare l'ultimo pezzo della sua opera, diventa uno dei suoi personaggi. Il protagonista di Malone muore è il riferimento più immediato, ma Beckett, qui, è anche W di Dondolo, è il vecchio di Quella volta, è l'Apritore di Cascando, è il viandante di Stirrings Still cui giunge la misteriosa frase con una parola mancante. È Hamm che compone la sua ultima poesia prima che scenda l'ultima sera. Mai come in questo momento creativo, che non ne avrebbe conosciuti ulteriori, Beckett è stato vicino alla grande schiera di esistenze terminali e parlanti, imperfettamente parlanti, che aveva generato nel corso di tutta la sua vita.

Titolo originale
Comment dire

Data di composizione
1988

Prima edizione
Editions de Minuit, 1989

Edizioni italiane
Einaudi, 1999 - Einaudi, 2006 Einaudi, 2008
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