Quad

Titolo originale: Quad | Data di composizione: 1981 | Prima trasmissione: Rete televisiva tedesca Suddeutscher Rundfunk, 8 ottobre 1981 | Prima edizione: Faber & Faber, Londra, 1982 | Edizioni italiane: Einaudi, 1985Einaudi/Gallimard, 1994

Due momenti di Quad nella versione diretta da Beckett per la SDR (foto: H. Jehle)

Beckett la definì una “follia televisiva” scritta espressamente per la Scuola di Danza di Stoccarda: far muovere al ritmo di percussioni quattro danzatori lungo le linee di un invisibile quadrato sul pavimento. Ogni danzatore, completamente coperto da un mantello con il cappuccio, entra in scena, segue il suo percorso accompagnato dal suono della percussione che lo contraddistingue ed esce tornando nel buio ai margini della scena. La telecamera è fissa al di sopra del luogo dell’azione e inquadra impietosamente questo ossessivo balletto dall’alto verso il basso. Il tutto per una durata di circa venti minuti.
Il copione originale prevedeva l’utilizzo di luci colorate che illuminassero e sottolineassero le diverse combinazioni di danzatori sul quadrato. Di fatto, la versione che andò in onda l’8 ottobre del 1981, per la regia dello stesso Beckett, risulta più essenziale e suggestiva. Fu presa inoltre un’importante decisione: far seguire alla ripresa originale a colori e con il suono delle percussioni una replica della ripresa stessa, ma in bianco e nero e con il solo suono dei passi (da qui il titolo “alternativo” dell’opera: Quadrat I + II). Quando Beckett vide per la prima volta l’effetto delle due versioni affiancate esclamò: “Sembra che la seconda parte abbia luogo diecimila anni dopo la prima!“.
Cascetta dedica pagine molto interessanti a Quad sottolineando come questi scarni itinerari di individui “né indentici, né del tutto diversi, ma analoghi” condensino la poetica beckettiana dell’uomo che esce dal buio e vive un istante di luce per tornare nel buio (come declama Pozzo in Aspettando Godot: “Partoriscono a cavallo di una tomba…“).
Ricorda Knowlson: “Quest’opera non verbale per quattro ballerini era il naturale sviluppo dell’interesse di Beckett per la coreografia e della sua radicale diffidenza verso il linguaggio. All’operatore della SDR Jim Lewis parlava infatti della sua difficoltà a scrivere oramai una qualunque parola senza avere la profonda impressione che si trattasse di una menzogna“.
Divertente il botta e risposta che apparve sulle pagine dei giornali all’indomani della prima trasmissione dell’opera. Il critico teatrale Martin Esslin si chiese: “Chi, se non Beckett, potrebbe concepire una forma di sperimentazione così avanzata?“. Julian Barnes, alludendo all’incontrastata fama dell’autore, controbbatté provocatoriamente: “Chi, se non Beckett, riuscirebbe a far trasmettere un lavoro del genere?“.


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