Catastrofe

Titolo originale: Catastrophe | Data di composizione: 1982 | Prima rappresentazione: Festival di Avignone, 21 luglio 1982 | Prima edizione: Editions de Minuit, 1982 | Edizioni italiane: Einaudi, 1985Einaudi/Gallimard, 1994

Vaclav Havel (1936). E’ stato il primo presidente della Repubblica Ceca (e l’ultimo della Cecoslovacchia). Drammaturgo, fu bandito dal teatro nel corso della repressione seguita alla Primavera di Praga (1968). Il suo attivismo politico di dissidente gli costò cinque anni di prigione.

Per un autore passato alla storia come maestro dell’Assurdo (etichetta improria, a giudizio di chi scrive), la componente politica all’interno della propria produzione rappresenta inevitabilmente un piano secondario. Tuttavia è quanto mai opportuno ricordare l’episodio riportato – tra gli altri – anche da Mel Gussow: il drammaturgo John Arden accusò una volta Beckett di non aver scritto nulla sulla crisi algerina. Il regista Alan Schneider commentò allora seccamente, in modo quanto mai azzeccato: “Tutte le opere di Beckett parlano della crisi algerina”.
Esiste tuttavia un’opera di Beckett considerata “politicamente impegnata” in modo esplicito. Si tratta di Catastrofe, dramaticule scritto in francese nel 1982. Sebbene alcuni critici teatrali, tra cui Martin Esslin, non siano d’accordo con le lettura ideologica che viene comunemente data di questo testo, sono sicuramente “politiche” le circostanze in cui vide la luce.
Nel 1979, il drammaturgo cecoslovacco Vaclav Havel (che in futuro sarebbe diventato il primo Presidente della Repubblica Ceca) venne imprigionato come dissidente a causa del suo impegno politico che lo aveva portato a fondare il VONS, un comitato in difesa di quanti venivano ingiustamente perseguitati. Amnesty International si interessò al caso. Nel 1982, gli organizzatori del Festival di Avignone decisero di realizzare una serata in solidarietà di Havel e contattarono vari artisti e intellettuali (tra cui Arthur Miller ed Elie Wiesel) chiedendo loro di partecipare all’iniziativa. Anche Beckett decise di aderire e di contribuire con una pièce scritta per l’occasione.

Catastrofe per la regia di Alan Schneider (Harold Clurman Theater, New York, 1983). Da sinistra: Kevin O’Connor (R), Margaret Reed (A) e David Warrilow (P). (Foto: M. Swope)

Annota Knowlson: “Beckett rimase inorridito quando seppe che, come parte della punizione per la coraggiosa denuncia degli abusi contro i diritti umani, a Vaclav Havel era stato proibito di scrivere. Questo gli sembrava l’oppressione massima”.
Catastrofe è la messinscena dell’umiliazione di un individuo usato come una marionetta. Il protagonista, indicato dalla lettera P, è un uomo ridotto allo stremo delle forze, totalmente sottomesso al volere di un regista-burocrate (R) e della sua scattante assistente (A). L’obiettivo di R è quello di suscitare emozione attraverso l’ostentazione di quest’uomo privato della propria dignità, con la premura di non eccedere troppo nell’esposizione del corpo dell’attore per non scandalizzare il pubblico.
Quando il tecnico delle luci (L) punta il riflettore su P, ritto su un cubo nero affinché siano visibili anche i piedi nudi, simbolo di debolezza, dal pubblico parte un convinto, scrosciante applauso. È a questo punto che P compie un gesto impercettibile ma possente: solleva il capo – che fino a quel momento era stato costretto a tenere chino secondo le indicazioni di R – e fissa il pubblico. Lentamente l’applauso scema e l’invisibile platea scompare in un imbarazzato silenzio.
L’espediente del teatro nel teatro (Cascetta individua in R una rimembranza del pirandelliano Dottor Hinkfuss di Questa sera si recita a soggetto) vede Beckett giocare su un unico, significativo ed essenziale gesto al termine di una breve pièce fatta di battute serrate e scarne: una testa che si alza e fissa il pubblico (sia quello immaginario del copione che quello reale di chi assiste fisicamente alla rappresentazione teatrale). Una testa che si alza e che trasforma l’umiliazione della sconfitta nel trionfo del martirio.
La prima messinscena al Festival di Avignone, per la regia di Stephan Meldegg, fu giudicata disastrosa da Beckett a causa di alcune libertà nell’allestimento (P era legato, cosa non prevista dal copione). Bisognerà attendere la versione newyorkese diretta da Schneider nel giugno del 1983 per una totale approvazione dell’autore. In Italia Catastrofe fu portato in scena nel luglio del 1986 da Giancarlo Sepe con Antonio Faa, Maurizio Palladino e Beatrice Visibellio.


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