Respiro

Titolo originale: Breath | Data di composizione: 1968 | Prima rappresentazione: Glasgow, Close Theatre Club, ottobre 1969 (prima rappresentazione effettiva ma rinnegata da Beckett: New York, 17 giugno 1969) | Prima edizione: “Gambit. International Theatre Review”, Vol. IV, n.16, 1970 | Edizioni italiane: Einaudi, 1980Einaudi/Gallimard, 1994Einaudi, 2002Einaudi, 2005

La squallida scenografia di “Respiro” nella versione realizzata da Damien Hirst e prodotta dalla BBC per il progetto “Beckett on film”.

Probabilmente non esiste opera teatrale più estrema di Respiro di Samuel Beckett. Perché? Perché è un’opera senza attori, senza battute e della durata di soli 35 secondi. L’azione scenica è la seguente: 5 secondi di luce fioca sulla scena cosparsa di rifiuti eterogenei (Beckett ammonisce nelle note: nessun oggetto verticale! Tutti gli oggetti devono essere giacenti). Poi, fuori scena, un piccolo grido (un vagito, indica l’autore). Lenta inspirazione in crescendo per 10 secondi con la luce che aumenta a mano a mano che sale l’inspirazione. 5 secondi di silenzio e luce fissa. Lenta espirazione in decrescendo per 10 secondi con la luce che diminuisce a mano a mano che l’espirazione procede. Nuovamente il grido-vagito. 5 secondi di silenzio e luce fioca (come all’inizio). Fine.

L'”agitatore” teatrale Kenneth Tynan (1927-1980).

Di fronte a “opere” del genere è facile parlare di provocazione. È invece meno facile, ma più opportuno, giudicare le opere d’arte in base al contesto. Nella fattispecie, Respiro di Samuel Beckett è una tappa significativa nel corpus drammaturgico dell’autore. Ricordiamo che la prima opera teatrale completa di Beckett, Eleutheria, si componeva di tre atti e prevedeva un cast di diciassette attori e una complessa architettura scenica. Non stupisce dunque che colui che è stato definito il poeta del silenzio sia partito da quel tutto e abbia poi lavorato per sottrazione fino ad arrivare a un’opera senza attori e senza testo. Stupisce, semmai, come nota Cascetta, che Beckett ci sia arrivato così presto a questo non plus ultra drammaturgico, appena nel 1968 quando ancora doveva consegnare alla storia del teatro opere importanti (Non io e Dondolo, solo per citarne un paio).

Una scena di “Oh, Calcutta!”.

Vediamo, dunque, come – e soprattutto perché – Beckett arriva così presto a questo limite estremo. Nell’anno simbolo della contestazione giovanile, Kenneth Tynan, critico e animatore teatrale, allestì il musical erotico Oh, Calcutta! con l’intento di farne un manifesto della rivoluzione sessuale. Beckett si sentiva in debito verso Tynan perché in passato gli aveva negato l’autorizzazione per fare un film tratto dal radiodramma Tutti quelli che cadono. Così quando Tynan tornò alla carica chiedendo a Beckett di contribuire alla realizzazione di Oh, Calcutta! Beckett non seppe dire di no. Ma anziché epater le bourgeois con un testo erotico Beckett decise di scandalizzarlo con un testo estremo e antiteatrale. Nacque così Respiro. La leggenda vuole che Beckett inviò a Tynan il copione di Respiro (che – lo ricordiamo – è senza battute e si riduce dunque a una serie di brevissime indicazioni sceniche) scrivendolo direttamente sul retro di una cartolina.
Tynan, però, si prese una libertà che Beckett non gli perdonò mai: anziché cospargere di rifiuti la scena, come indicava chiaramente il testo di Beckett, la cosparse di attori nudi. La prima di Oh, Calcutta! a New York andò effettivamente in scena con questa pesante modifica allo sketch firmato da Beckett. Seguirono vicende legali e sconfessioni pubbliche fino a quando Beckett non riuscì a costringere formalmente Tynan a portare in tournée Oh, Calcutta! senza la versione “adulterata” di Respiro.


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