Teatro II

Titolo originale: Fragment De Théatre II | Data di composizione: 1958 | Prima rappresentazione: Amburgo, Schiller Theater, maggio 1979 | Prima edizione: in “Beckett” di T.Bishop, R. Federman, Editions de l’Herne (Parigi, 1976) | Edizioni italiane: Einaudi, 1980Einaudi/Gallimard, 1994

Il meno rappresentato dei testi teatrali beckettiani fu scritto nell’agosto del 1958 in francese. Apparve per la prima volta nel 1976, in un volume dedicato a Beckett a cura di Tom Bishop e Raymond Federman. I dattiloscritti originali conservati all’Università di Reading riportano due versioni con finali piuttosto diversi tra loro. Pur conservando in tutte le edizioni un’affinità nel titolo con Teatro I (Fragment De Theatre I e II per quelle francesi, Rough For Theatre I e II per quelle inglesi), Teatro II non è un abbozzo incompiuto ma un testo con un inizio e una fine, sebbene quest’ultima sia quanto mai ambigua.
Interno, notte. Un uomo, indicato dalla lettera C, è in piedi di fronte alla finestra. A destra una scrivania, a sinistra un’altra. Fanno il loro ingresso altri due personaggi (Morvan e Bertrand, indicati nel copione dalle lettere A e B) e prendono posto ognuno a un tavolo. Dopo le prime battute (mentre C non parla mai) è abbastanza chiaro che C sta per suicidarsi mentre A e B esaminano il passato di C – fisicamente rappresentato da documenti, registri e cartelle – per capire se l’insano gesto sia esagerato oppure no.
Al termine dell’analisi dell’esistenza di C, condotta attraverso un dialogo tra A e B che spesso si abbandona ad accenti umoristici e grotteschi (resta il fatto che stiamo parlando di uno dei testi meno riusciti di Beckett), i due stabiliscono che effettivamente C è un essere senza futuro e che dunque il salto dalla finestra è più che giustificato. Ma a questo punto avviene qualcosa di inaspettato: Bertrand si alza e osserva il volto di C, illuminandolo con un fiammifero. “Ehi! Vieni a vedere!”, dice allora a Morvan. Bertrand accende un altro fiammifero per controllare se quello che ha visto è vero. Di nuovo illumina il volto di C (che dà sempre le spalle al pubblico). “Vieni! Presto! – dice ancora Bertrand – Ma chi si sarebbe mai…” e, dopo aver preso un fazzoletto dalla sua tasca, lo avvicina alla faccia di C.
Questo il finale della versione ufficiale. La versione precedente prevedeva invece che Bertrand avvicinasse il fazzoletto alla mano – e non al viso – di C. Nel primo caso siamo portati a pensare che C sia già morto (il fazzoletto coprirebbe dunque il volto della salma – incredibilmente rimasta in piedi – richiamando anche il gesto finale che compie Hamm al termine di Finale di partita). Nel secondo caso potremmo credere che C stia piangendo (il fazzoletto, dunque, per asciugare le lacrime, simbolo di una profonda crisi: “un finale non meno drammatico per un testo in cui beckettianamente tragico e grottesco vengono pienamente a coincidere” commenta Paolo Bertinetti in Einaudi/Gallimard, 1994).
Curiosa (ma anche difficilmente argomentabile) l’intepretazione di Ackerley e Gontarski in The Grove Companion To Samuel Beckett (New York, 2004) in cui si suppone che in realtà sul volto di C si sia disegnato un enigmatico sorriso (ma sfugge allora il significato del fazzoletto) che accomunerebbe questo personaggio ai protagonisti di Di’ Joe, Catastrofe e Quella volta.
Teatro II andò in scena per la prima volta per la regia di Walter D. Asmus allo Schiller Theater di Amburgo nel maggio del 1979, in una serata in cui venne proposto anche Teatro I. In Italia venne portato sul palco da Giancarlo Sepe nel luglio del 1986 per il progetto Buon compleanno Samuel Beckett.


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