Atto senza parole II

Titolo originale: Acte sans paroles II | Data di composizione: 1956 | Prima rappresentazione: Oxford, Clarendon Press Institute, autunno 1959 | Prima edizione: “New Departures”, nr. 1, 1959 | Edizioni italiane: Einaudi/Gallimard, 1994

Scritto contemporaneamente a Atto senza parole, Atto senza parole II è il proseguimento della ricerca beckettiana nel campo della recitazione pura. Dopo aver fatto saltare in aria le fondamenta della storia del teatro con Aspettando Godot e prima di dare gli ultimi ritocchi al secondo capolavoro (Finale di partita non verrà completato che l’anno successivo), Beckett sembra voler tornare indietro, ricominciare da zero, escludendo l’elemento verbale e studiando le dinamiche minime del movimento.
Se Atto senza parole era il gioco tragicomico di un unico attore con elementi di scena che offendevano la sua intelligenza, Atto senza parole II inserisce (o meglio ripropone) lo schema della coppia.
Due i personaggi in scena stavolta, sommariamente indicati con A e B. Di nuovo, come in Godot, due esemplari simili nella figura ma opposti nei comportamenti: svogliato il primo, meticoloso l’altro (Gontarksi propone un’interessante similitudine con la coppia Molloy-Moran di Molloy). Vivono chiusi dentro due sacchi (come i bidoni in cui si consumano Nagg e Nell di Finale di partita o le giare in cui si tormenteranno i tre protagonisti di Commedia).
Periodicamente un pungolo che spunta dalla quinta destra li esorta a uscire dal sacco, a vestirsi, compiere azioni ripetitive (lavarsi i denti, pregare, prendere medicine, consultare orologi e bussole…) fino a quando non si infileranno nuovamente nel sacco.
Superando reciprocamente l’altro personaggio rimasto nel sacco, A e B si sposteranno così lungo la scena. Il sipario si chiuderà compassionevole su A intento a pregare mentre ha appena guadagnato il centro del palco (un dettaglio non casuale, secondo Cascetta: basti pensare all’importanza del centro in Quad).
Il pungolo che spinge i due personaggi è “una specie di combinazione tra l’essere respinti violentemente e l’essere gettati nel mondo da un ventre materno”. Questa è la spiegazione che Beckett ha fornito all’attore Jack McGowran (la fonte è l’intervista a McGowran pubblicata in Bulzoni, 1997).
In Italia Atto senza parole II fu proposto per la prima volta nel luglio del 1965, nell’ambito del Beckett Festival diretto da Carlo Quartucci.


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