Eleutheria

Titolo originale: Eleutheria | Data di composizione: 1947 | Prima rappresentazione: Teheran, City Theatre, 2005 | Prima edizione: Editions de Minuit, 1995 | Edizioni italiane: inedito

“Eleutheria” nella messinscena dell’Augsburg College (2009). Regia di Barbra Berlovitz.

Per sottrarsi ai condizionamenti ed alle ipocrisie della sua famiglia borghese, il giovane Victor Krap decide di abbandonare la casa in cui è nato. Nella magra solitudine del suo esilio sceglierà, deliberatamente, di non scegliere più nulla: una rinuncia alla volontà di sapore schopenhaueriano.
Il primo vero e proprio testo teatrale di Beckett, nonché il più lungo e il più complesso (tre atti, diciassette attori, un palcoscenico multilivello) non venne mai né rappresentato né pubblicato, vivo l’autore (In Italia è tutt’ora inedito). Una accurata anailisi di Eleutheria e dei primi tentativi teatrali beckettiani (l’amatoriale Le Kid e l’incompiuto Desideri Umani) è contenuta nel saggio Prima di Godot di Dougald McMillan e Martha Fehsenfeld (Bulzoni, 1997).
Beckett scrisse questo testo per distrarsi dalle preoccupazioni che la sua decisiva produzione in prosa, già avviata ma ancora lontana dal successo, gli stava procurando. L’opera soffre certo di molti punti deboli ma può vantare anche spunti degni di nota: l’utilizzo autoironico dell’espediente del teatro nel teatro, la parodia del genere classico, la derisione del teatro borghese. Se fosse stata messa in scena lo stesso anno in cui fu scritta, quando ancora Ionesco era acerbo e Adamov inedito, Eleutheria sarebbe stata salutata come l’inizio di una nuova fase del teatro d’avanguardia. Ma così non fu. Per far scoppiare la rivoluzione bisognerà aspettare l’arrivo del signor Godot.

 


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