Anna Livia Plurabelle

Titolo originale: Anna Livie Plurabelle | Data di composizione: 1931 | Prima edizione: “La Nouvelle Revue Française”, XIX, n. 212, 1931 | Edizioni italiane: Einaudi, 1995

Le sponde del Liffey, a Dublino. E’ qui che il chiacchiericcio delle due lavandaie dà vita all’ottavo capitolo della Finnegans Wake di Joyce: “Anna Livia Plurabelle”

Anna Livia Plurabelle non è un’opera di Samuel Beckett. Si tratta infatti dell’ottavo capitolo della Finnegans Wake di James Joyce. Samuel Beckett, però, ne curò la traduzione in francese, in collaborazione con Alfred Péron, Ivan Goll, Eugéne Jolas, Paul L. Léon, Adrienne Monnier, Philippe Soupault sotto la supervisione dello stesso Joyce. Considerando, tuttavia, che ogni tentativo di tradurre Finnegans Wake in un’altra lingua ha condotto e conduce inevitabilmente alla genesi di un’opera sensibilmente diversa dall’originale non è del tutto errato considerare autoriale il ruolo di Samuel Beckett nell’ambito di questa “traduzione”.
Nel 1928 Beckett risiedeva a Parigi dove lavorava come lettore di inglese presso l’École Normale Supérieure. Un suo collega, Thomas McGreevy, che poi sarebbe diventato il suo più grande amico e confidente, frequentava da tempo la casa di James Joyce. Conoscendo l’ammirazione che Beckett nutriva nei confronti del rivoluzionario autore dell’Ulisse e convinto che tra i due sarebbe scoccata una reciproca stima, McGreevy organizzò un incontro tra Joyce e Beckett.

Il frontespizio del numero della Nouvelle Revue Française (1931) su cui apparve la traduzione di “Anna Livia Plurabelle” firmata da Beckett e Péron.

McGreevy era stato lungimirante. Quell’incontro fu il primo di un sodalizio lungo e importante, anche se minato da alcuni attriti (dovuti in particolare al fatto che la figlia di Joyce, Lucia, si innamorò, non ricambiata, di Beckett). Beckett, contrariamente a quanto sostengono alcune grossolane note biografiche, non lavorò mai come “segretario” di Joyce (lasciando quasi intendere un rapporto subordinato e retribuito), bensì lo assistette e lo aiutò con devozione. Beckett considerò a lungo Joyce come un maestro e faticò parecchio a sottrarsi al fascino del lavoro sul linguaggio che Joyce stava compiendo sotto i suoi occhi con la composizione del Finnegans Wake.
Nel dicembre del 1929, Joyce propose a Beckett di tradurre in francese Anna Livia Plurabelle, ottavo nonché più celebre capitolo dell’opera. Beckett, lusingato ma intimorito dalla grandiosità del lavoro che avrebbe dovuto svolgere, chiese aiuto al suo amico Alfred Péron, soprattutto per sopperire alle sue lacune in francese. Joyce approvò la collaborazione di Péron e i due si misero al lavoro.
Nell’ottobre del 1930 le prime bozze della traduzione Beckett/Péron erano pronte. Joyce convocò allora una sorta di comitato di redazione costituito da Ivan Goll, Eugéne Jolas, Paul L. Léon, Adrienne Monnier, Philippe Soupault e diretto da lui stesso. In Einaudi, 1995, Rosa Maria Bollettieri Bosinelli nota: “è significativo che per ‘tradurre’ Anna Livia sia stato scelto un comitato internazionale formato da scrittori francesi, irlandesi, americani e russi. […] Nessuno dei collaboratori, dunque, era un traduttore professionista, ma ciascuno portava una sua lingua e una sua cultura alla riformulazione corale di un testo già nato come multilingue e polisemico“.
In uno stadio intermedio della lavorazione Beckett e Péron avevano pensato di cambiare il titolo del capitolo in Anna Livia Pluratself, poi tornarono alla formulazione originale con la minima variazione del nome Livia in Livie. Al di là di questo, è possibile affermare che la prima versione redatta da Beckett/Péron, pur dimostrando come i due avessero comunque compreso e applicato lo spirito di sperimentalità letteraria che anima il Finnegans Wake, era una versione rispettosa dell’originale. L’intervento successivo di Joyce e del suo “comitato internazionale” libererà in più punti i caratteri di giocosità e di sperimentazione.


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