Dante … Bruno . Vico .. Joyce

Titolo originale: Dante … Bruno . Vico .. Joyce | Data di composizione: 1929 | Prima edizione: nel volume antologico “Our Exagmination Round His Factification for Incamination of Work In Progress”, Shakespeare & Co., Parigi, 1929 | Edizioni italiane: SugarCo, 1964UTET, 1973Egea, 1991

Dall’alto a sinistra in senso orario: Dante Alighieri (1265-1321), Giordano Bruno (1548-1600), Giambattista Vico (1688-1774) e James Joyce (1882-1941). Beckett sintetizza la filosofia dei primi tre e la fa culminare nell’opera dell’ultimo.

Il titolo di questo saggio viene citato quasi sempre in modo erroneo e cioè: Dante… Bruno. Vico… Joyce. I punti tra Dante e Bruno (così come quelli tra Vico e Joyce) vengono scambiati per puntini di sospensione mentre il punto tra Bruno e Vico viene scambiato per il segno di punteggiatura. In realtà, nelle intenzioni di Beckett, quei punti non hanno una funzione ortografica ma cronologica. A proposito di questo titolo, scelto insieme da Beckett e Joyce, Bair ricorda: “Joyce voleva un titolo che suggerisse non soltanto la distanza temporale tra questi scrittori, ma facesse anche capire che l’influenza dei primi tre culminava appunto in Work in Progress. Beckett spiegò in questo modo i segni di interpunzione: da Dante a Bruno vi è un intervallo di circa tre secoli, da Bruno a Vico di circa uno, e da Vico a Joyce di circa due“.
Il Work in Progress di cui tratta questo saggio è il titolo provvisorio del Finnegans Wake, l’opera definitiva cui Joyce stava lavorando proprio nel periodo in cui strinse la sua amicizia con Samuel Beckett. La loro collaborazione fu così serrata e animata da reciproca stima che Joyce arrivò a chiedere a Beckett di occuparsi della traduzione in francese dell’ottavo capitolo del Finnegans Wake: Anna Livia Plurabelle.
Mentre lavorava al Finnegans Wake, Joyce progettò un’antologia di saggi critici, che si sarebbe poi intitolata Our Exagmination Round His Factification for Incamination of Work In Progress (ovvero, più o meno, “La nostra analisi intorno alla sua realizzazione per la diffusione del Work in Progress”) la quale avrebbe avuto lo scopo di fornire risposte e strumenti ai critici che si sarebbero sobbarcati l’immane compito dell’esegesi dell’ultimo lavoro di Joyce. Chiamò dunque all’appello una serie di scrittori per realizzare l’antologia. Tra questi il giovanissimo Beckett, fresco di studi universitari, che contribui appunto con Dante … Bruno . Vico .. Joyce.
In questo saggio, veramente notevole se si considera la giovane età dell’autore, Beckett affronta la sintesi tra i quattro illustri personaggi che danno il titolo allo scritto attraverso una prosa sfacciatamente informale (“La concezione di filosofia e filologia quali una coppia di menestrelli negri usciti dal Teatro dei Piccoli, è alltrettanto rassicurante della vista di un panino al prosciutto accuratamente confezionato“) ma al tempo stesso erudita. E nulla lascia trasparire che a ridosso della stesura del saggio Beckett soffrisse di molte lacune in materia filosofica (dovette compiere un tour de force leggendo le opere principali di Bruno e di Vico in lingua originale, aiutato da Joyce).
Certo è che Beckett, scortato dall’ammirazione quasi idolatrica nei confronti di Joyce, propagandò con fervore la grandezza del Finnegans Wake. Dante … Bruno . Vico .. Joyce contiene dei passi che spiegano mirabilmente perché Finnegans Wake è un’opera unica e perché la maggior parte dei lettori che la affrontano ne vengono purtroppo respinti: “Qui la forma è il contenuto, il contenuto è forma. Mi si opporrà che ‘sta roba non è scritta in inglese. Non è scritta affatto: non è fatta per essere letta – o meglio, non è fatta solo per essere letta. Bisogna guardarla, ascoltarla: la scrittura di Joyce non è un componimento su qualcosa: è quel qualcosa. […] Quando il senso è sonno, la parola dorme. […] Quando il senso è danza, la parola danza“.


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