Ceneri

Titolo originale: Embers | Data di composizione: fine 1958 – inizio 1959 | Prima trasmissione: BBC, 24 giugno 1959 | Prima edizione: “Evergreen Review”, novembre-dicembre 1959 | Edizioni italiane: Einaudi/Gallimard, 1994Einaudi, 1994

La spiaggia di Killiney, a sud di Dublino. Nel 1986 Beckett rivelerà che è proprio in questo luogo che è ambientato “Ceneri”.

Beckett scrisse Ceneri, il suo secondo dramma radiofonico, tra la fine del 1958 e l’inizio del 1959, anche per soddisfare le sempre più pressanti richieste della BBC che voleva un nuovo lavoro per la radio con cui ripetere il successo di Tutti quelli che cadono. Dal punto di vista stilistico Ceneri rappresenta efficacemente la transizione tra il radiodramma di impianto classico (Tutti quelli che cadono, appunto) e le atmosfere surreali delle opere composte nell’inteso autunno “radiofonico” del 1961.
Il protagonista di Ceneri è Henry, un vecchio che trascorre quasi tutto il suo tempo in riva al mare parlando da solo ad alta voce, in continuazione, per coprire il rumore delle onde (il titolo originale dell’opera doveva essere ebb, marea). È una figura paradossale: odia il rumore del mare eppure trascorre il suo tempo di fronte ad esso, quasi cercando un supplizio che nessuno gli ha inflitto. Qui, sulla riva, tenta invano di evocare i suoi vecchi fantasmi (come il protagonista di Di’ Joe e altri derelitti beckettiani). Il primo spettro è quello del padre, che però non si presenta mai. Il secondo, ben più presente (Beckett lavorò affinché l’ambiguità giungesse al punto che gli ascoltatori si chiedessero se fosse solo un fantasma o una presenza in carne ed ossa), è quello della moglie Ada.
La coppia intrattiene un dialogo piuttosto fitto e vivace (in questo senso Henry e Ada sono più simili a Nagg e Nell di Finale di partita che a Willie e Winnie di Giorni felici), pieno di recriminazioni, accuse, ma anche di complicità. I due hanno avuto una figlia, Addie, che Henry chiaramente non voleva e che non sopporta. Vengono ricordate le lezioni di musica e di equitazione (le voci dei maestri intervengono come “comparse”) e i pessimi risultati conseguiti dalla figlia in entrambe le discipline.
La condizione di Henry è quella di un vecchio che ha molti conti in sospeso con i suoi fantasmi, un vecchio ossessionato dalla solitudine, che racconta a se stesso storie per farsi compagnia (quasi una costante in Beckett: lo stesso può dirsi di Hamm in Finale di partita, di Pozzo in Godot, del signor Rooney in Tutti quelli che cadono). Ceneri è forse il testo radiofonico di Beckett più ricercato dal punto di vista stilistico, con dialoghi che presentano immagini suggestive, lontane dalla freddezza astratta delle opere successive (“Un mammuth di dieci tonnellate tornato dalla terra dei morti, ferratelo con l’acciaio e fategli calpestare il mondo!“, oppure Ada riferendosi al mare: “è solo la superficie, sai. Sotto è tutto immobile come una tomba. Non un rumore. Tutto il giorno e tutta la notte, non un rumore“).
I diversi rumori che accompagnano il testo (onde, zoccoli di cavalli, etc.) sono tutti riprodotti in modo esplicitamente artificiale (così come era già accaduto per Tutti quelli che cadono), quasi a voler sottolineare che il mondo che noi ascoltiamo nell’opera non è il mondo reale, bensì quello evocato dal protagonista.
La prima radiofonica di Ceneri fu trasmessa dalla BBC il 24 giugno 1959 con Jack McGowran nella parte di Henry e con la regia di Donald McWhinnie. In Italia fu trasmesso invece dalla Rai il 29 gennaio 1960 con Salvo Randone nel ruolo del protagonista e per la regia di Giorgio Bandini. Esiste anche una produzione del 1976 della Radio Svizzera Italiana per la regia di Mina Mezzadri.
Esiste un aneddotto piuttosto curioso che riguarda la fortuna italiana di Ceneri. La RAI, infatti, conferì a questa opera il Prix Italia 1959 e organizzò a Sorrento una cerimonia di premiazione molto “italian style” con tanto di incontri mondani e visite guidate alla Grotta Azzurra di Capri. Per cortesia, Beckett non potè sottrarsi alle invadenti iniziative in comitiva. Al suo ritorno commenterà: “Sorrento era orribile … Mi ha quasi ucciso. Non sarò mai più lo stesso“.


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