Home Olga

Titolo originale: Home Olga | Data di composizione: 1932 | Prima edizione: in “Contempo” n. 3/13, 1934 | Edizioni italiane: Einaudi, 1999Einaudi, 2006

Thomas MacGreevy e Samuel Beckett nel 1934, all’epoca del loro coinvolgimento nel “clan” di James Joyce.

Probabilmente comprensibile solo ai “finneganiani”, ovvero alla cerchia di intellettuali e artisti che James Joyce aveva riunito attorno a sè durate la stesura del Finnegans Wake, più che una poesia Home Olga è una sorta di messaggio in codice composto da Samuel Beckett in occasione o del compleanno dell’autore di Ulysses o del Bloomsday del 1932 (quasi tutte le fonti indicano come probabile questa circostanza, anche se va ricordato che la ricorrenza di Bloomsday fu istituita ufficialmente dopo il 1950, dunque se l’occasione fu davvero la celebrazione del Bloomsday doveva trattarsi di una celebrazione ancora interna al gruppo in questione).
Home Olga è in forma di acrostico: le lettere iniziali dei dieci versi che la compongono formano infatti il nome J-A-M-E-S-J-O-Y-C-E. Quanto al titolo, anche qui non è semplice chiarirne il senso. La versione più attendibile, almeno a giudizio di chi scrive, è quella riportata da Bair (che a sua volta si riallaccia a quanto evidenziato da Raymond Federman e John Fletcher in Samuel Beckett: his works and his critics, University of California Press, 1970): «Il titolo prende origine da un aneddoto raccontato a Dublino, a proposito di un tale che aveva l’abitudine di chiamare la moglie gridando questa frase tutte le volte che voleva svignarsela da qualche riunione troppo noiosa. Gli amici più intimi di Joyce ricorrevano a quest’espediente ogni volta che si trovavano intrappolati e desideravano andarsene per ritrovarsi in un locale più piacevole, concordato di solito in anticipo».
Se questa versione fosse quella giusta risalterebbe ancora di più la natura intima di questa poesia, che per quanto indecifrabile nella sua esposizione (un verso su tutti per darne un’idea: «Juvante Jah e uno o due jaini e la soffiata d’un amichevole yiddofilo») ha soprattutto il valore del ricordo del gergo iniziatico di un gruppo di amici più che quello di un testo poetico scritto con l’intento della pubblicazione. Pubblicazione che comunque avvenne, due anni dopo, sul numero 3/13 della rivista “Contempo”.

 


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