Ossa d’Eco

Titolo originale: Echo’s bones | Data di composizione: 19311934 | Prima edizione: Europa Press, Parigi, 1935 | Edizioni italiane: UTET, 1973Einaudi, 1976Einaudi, 1999Einaudi, 2006

Indice della silloge: L’avvoltoio – Enueg I – Enueg II – Alba – Dortmunder – Sanie I – Sanie II – Serena I – Serena II – Serena III – Malacoda – Da Tagte es – Ossa d’Eco.

“Pan e la ninfa Eco” (part.) di George Apperley (1884-1960)

Nelle Metamorfosi di Ovidio, si narra della ninfa Eco che dopo aver amato senza fortuna Narciso e aver indispettito Giove, viene mutata in pietra, pur conservando la possibilità di parlare. Ecco dunque il parallelismo tra i resti calcificati di Eco e le prime poesie di Beckett, precipitati parlanti.
La prima raccolta edita dell’autore si compone di tredici poesie scritte in inglese, sensibilmente diverse tra loro. Tre di esse (L’avvoltoio, Da tagte es e il componimento che dà il titolo alla silloge) sono brevissime, mai più di sei versi, veri e propri lampi lirici che hanno la forma dell’haiku e la forza del Beckett più maturo. Altre (Enueg I, Enueg II, Sanie I, Sanie II, Serena I, Serena II e Serena III) sono artefatti espliciti del Beckett anni Trenta, con una totale disinvoltura formale e il ripetuto ricorrere a termini colti o insoliti. Infine, Alba, Dortmunder e Malacoda, si pongono a metà tra l’ermetismo del primo gruppo e il caos controllato del secondo.

Il demone Malacoda (part.) in un’illustrazione di Giovanni Battista Galizzi (1882-1963). Nella Commedia Dantesca, Malacoda è il capitano dei Malebranche. Beckett accomuna a lui l’impresario delle pompe funebri che si occupa delle esequie del padre.

Qualche chiarificazione sui titoli: enueg, alba e serena sono tre modi della poesia provenzale. Il primo indica gli elenchi poetici di lamentele e lagnanze; il secondo si riferisce alle composizioni trovatoriche dedicate agli amanti costretti a separarsi al termine della notte; il terzo è l’opposto del precedente e denomina i canti di separazione amorosa al sopraggiungere dell’oscurità. Il termine sanie, infine, è un vocabolo desueto che indica le secrezioni corporali (sangue, pus) e traccia un acre parallelismo tra l’essudazione corporea e il carattere di detrito poetico che Beckett ha voluto dare a questa raccolta.
Enueg I è uno dei pezzi più riusciti, una corsa emozionale lungo una Dublino sinistra e in putrefazione, un’Irlanda lontana dagli stereotipi idilliaci. I luoghi natali tornano anche in Sanie I, con la descrizione di una gita in ciclomotore nei dintorni di Dublino, il giorno di sabato santo del 1933.

“Canestro di fiori con farfalle” (part.) di Jan Van Huysum (1682-1749). Al termine della poesia “Malacoda” Beckett cita questo dipinto. L’immagine della farfalla, simbolo della brevità del passaggio terreno, restituisce delicatezza alla grottesca cupezza della composizione.

Altrettanto riuscita è Malacoda, dedicata alla morte del padre, con l’imbarazzante descrizione dell’addetto delle pompe funebri che mentre chiude la bara si lascia sfuggire un peto. Dortmunder parla chiaramente dei soggiorni tedeschi a Kassel, ospite degli zii Sinclair. Alba è dedicata all’amica amata Ethna McCarthy e contiene in nuce alcuni temi che saranno poi ripresi nell’opera televisiva …Nuvole…. Ossa d’Eco uscì con una tiratura limitata di 327 copie, nel dicembre del 1935, per i tipi dell’Europa Press, una piccola casa editrice parigina. Beckett firmò le prime 25 copie. L’opera fu accolta con estrema freddezza dai suoi amici e familiari e passò pressoché in silenzio tra pubblico e critica. La reazione di Beckett fu abbastanza esplicita. In una lettera a George Reavey (l’editore) scrisse: “I miei amici qui ignorano quasi tutti Ossa d’Eco. Che cosa diranno i miei non imparziali nemici? Che lo prendano in culo!”.


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