La falesia

Titolo originale: La falaise | Data di composizione: 6 gennaio – 26 marzo 1975 | Prima pubblicazione: «Celui qui ne peut se servir de mots», Fata Morgana, Montpellier, 1975 | Edizioni italiane: Einaudi, 2010

Bram Van Velde, “Senza titolo” (1950, part.)

Brevissimo poema in prosa composto da Beckett per il pittore olandese Bram Van Velde, suo amico. Beckett aveva già dedicato alcuni scritti critici alla pittura di Van Velde, dapprima nel 1949 e poi nel 1961 (poi raccolti in Disiecta). Con La Falesia sembra quasi voler trasferire in parole le nervose geometrie e trasparenze dell’artista. Un occhio osserva attraverso una finestra la gigantesca parete bianca di una falesia. L’osservazione continua fino a quando l’occhio non trasforma, con l’immaginazione, la falesia in un teschio e il teschio in un bianco infinito.
Il testo apparve nel volume «Celui qui ne peut se servir de mots» pubblicato dalla casa editrice francese Fata Morgana nel 1975, in occasione dell’ottantesimo compleanno di Bram Van Velde.
Tagliaferri (in EDUP, 2006) individua connessioni tra questo poema in prosa, Film e Né l’uno né l’altro. Ne La falesia «ricompare, più compressa, la dissolvenza incrociata tra interno ed esterno». Si tratta effettivamente di un testo in cui l’osservatore sembra quasi dissolversi – e dunque coincidere – nell’osservazione, così come Og e Oc di Film coincidono, così come la voce oscilla dall’impenetrabile sé (l’osservatore) all’impenetrabile non-sé (l’oggetto osservato) in Né l’uno né l’altro.


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