Fallimenti

Titolo originale: Foirades | Data di composizione: non accertata con precisione. Il gruppo principale tra la fine anni Cinquanta, inizio anni Sessanta, le prose “Immobile” e “Per finire ancora” alla metà degli anni Settanta | Prima edizione: Editions de Minuit, 1976 | Edizioni italiane: M’Arte, 1974 (solo la prosa “Immobile”) – Einaudi, 1980Pacini, 2007 (solo la prosa “Immobile”) – Einaudi, 2010

Non è facile fare ordine nella raccolta intitolata Fallimenti. Si tratta di un gruppo di prose brevi originariamente intitolate Foirades e scritte da Samuel Beckett in francese tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta. Nel 1974 Beckett procedette alla traduzione in inglese (riunendo le prose sotto il titolo Fizzles) e aggiungendo due nuove prose (Immobile e Per finire ancora). Da un punto di vista editoriale i Fallimenti hanno avuto una forma quanto mai instabile: la maggior parte delle prose non ha un titolo ma un numero progressivo, eppure, nonostante questo, l’ordine di pubblicazione non è mai coinciso con quello riportato nel manoscritto. La tabella seguente può aiutare a fare un po’ di chiarezza:

Come si può vedere l’edizione Einaudi, 2010 segue lo stesso ordine della prima edizione francese del 1976. Di due prose (Immobile e «In lontananza un uccello…» furono realizzate edizioni di lusso a tiratura limitata con firma autografa di Beckett e incisioni originali rispettivamente di Stanley William Hayter e Avigdor Arikha.

A proposito di Immobile, Knowlson ricorda come il breve testo «sia nato dall’amore di Beckett per la pittura. […] Beckett era affascinato dai gesti congelati nei dipinti – Il geografo o L’astronomo di Vermeer sono dei buoni esempi – e un simile sentimento potrebbe soggiacere a questo bel testo che mostra l’ossessione dell’autore per la visione». Bertinetti, nell’introduzione a Einaudi, 2010, nota che i Fallimenti segnano il ritorno di Beckett al francese. Le foirades «mettono in contrapposizione un “io” narrante con un antitetico “lui”, il narratore e la narrazione stessa» e «costituiscono l’anticipazione dell’ultimo testo narrativo che Beckett chiamò “romanzo”, Comment c’est». Tagliaferri, in EDUP, 2006, scova i numerosi rimandi alle altre opere di Beckett (tra i tanti: la similitudine tra il personaggio chiamato Horn di «Horn veniva di notte…» e Gaber di Molloy e la somiglianza tra «In lontananza un uccello…» e il finale di Da un’opera abbandonata).

 


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