Primo amore

Titolo originale: Premier amour | Data di composizione: 1946 | Prima edizione: Les Editions de Minuit, Parigi, 1970 | Edizioni italiane: Einaudi, 1979Einaudi, 2010

Il parco del cimitero di Ojendorf, ad Amburgo, in cui è ambientato l’incipit di “Primo amore”

La trama di questo racconto lungo si snoda attraverso una serie di sordide amarezze: alla morte del padre, un giovanotto inconcludente viene cacciato di casa (il genitore defunto era l’unico della famiglia che provasse non affetto, ma quanto meno compassione per il figlio). Vagabondando per la città passa diverse notti sdraiato su una panchina dove conosce la prostituta Lulu. Dapprima attratto, poi seccato dalla donna, il protagonista decide di ritirarsi a vivere in una stalla abbandonata. Nel corso di questo esilio scopre però, con una certa irritazione, di essere innamorato di Lulu (se ne accorge perché si sorprende a scrivere sovrappensiero il nome della donna su una merda secca di mucca). Torna così alla panchina dove era avvenuto il primo incontro e dopo alcuni tentativi andati a vuoto riesce a incontrare di nuovo la donna che, alla fine, lo invita a vivere da lei. La sera stessa fanno l’amore (per lui, probabilmente, si tratta della prima volta). Ma è solo a questo punto che il giovane si rende conto che Lulu è una prostituta. La cosa non lo turba più di tanto e anzi lo considera un mezzo come un altro per sopravvivere. Quando però Lulu rimane incinta il protagonista decide di abbandonare lei, il bambino e la casa.
Schifo, cinismo, umorismo tetro. Beckett non si risparmia in questa grottesca storia d’amore. C’è spazio anche per una tirata contro il suo paese natale, l’Irlanda: “Ciò che fa il fascino del nostro paese, a parte beninteso il fatto che è poco popolato, malgrado l’impossibilità di procurarsi il minimo preservativo, è che qui tutto è in abbandono, salvo i vecchi escrementi della storia“.
Il testo può essere considerato uno dei primi lavori della maturità letteraria di Beckett. Il narratore, che ormai ha saldato tutti i suoi debiti artistici verso Joyce, inizia a compiere i primi esperimenti stilistici. La forma della prosa si incrina, lascia spazio a interventi diretti, imprevisti: “non ho ricordato niente, non una parola, non una nota, o così poche parole, così poche note, che, che cosa, che niente, questa frase è durata abbastanza” oppure “è sempre lo stesso cielo e non è mai lo stesso cielo, come esprimere questo, non lo esprimerò, ecco” oppure ancora “Diciamo che pioveva, tanto per introdurre un piccolo cambiamento“. Tutto questo, che ancora è a livello sperimentale, diventerà strutturale nella Trilogia (MolloyMalone muoreL’innominabile).
Primo amore fu scritto in pochi giorni, tra il 28 ottobre e il 12 novembre del 1946, proprio alla vigilia della stagione dei capolavori, ma rimase inedito per quasi venticinque anni. Fu pubblicato solo nel 1970, dopo il conferimento del Nobel nel 1969, quando la già alta domanda per opere di Beckett subì un’ulteriore prevedibile impennata.


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