Un caso su mille

Titolo originale: A case in a thousand | Data di composizione: 1934 | Prima edizione: “The bookman” n. 86, agosto 1934Edizioni italiane: Via Del Vento, 2009Einaudi, 2010

Un caso su mille è il titolo del breve racconto apparso nel 1934 sul numero 86 della rivista letteraria londinese «The bookman». Il titolo, che si riferisce alla singolarità dell’episodio narrato, è perfetto anche per indicare l’eccezionalità di un testo che spicca per la sua limpidezza strutturale nel periodo, invece, più rigogliosamente modernista di Beckett. Racconto, insomma, che davvero ha poco a che spartire con le due opere narrative tra cui è incastonato (le scorribande erudite di Belaqua nella Dublino di Più pene che pane – raccolta di racconti composta tra il 1932 e il 1934 – e il caotico Murphy, romanzo portato a compimento con energie alterne tra il 1935 e il 1936).
La trama di Un caso su mille prende spunto da un episodio realmente avvenuto e raccontato a Beckett da Geoffrey Thompson, suo compagno di studi alla Portora Royal School. Un chirurgo opera un ragazzo tubercolotico che però non sopravvive all’intervento. Nye, questo il nome del medico, scopre quindi che il giovane paziente deceduto tra le sue mani era il figlio della sua governante. L’evento si trasforma in una tragica madeleine proustiana che porta Nye a rievocare le sue infantili pulsioni erotiche nei confronti della donna che ha appena perso suo figlio.
Giocato su dialoghi asciutti e uno stile quanto mai controllato Un caso su mille ha il suo unico punto di contatto con il successivo romanzo Murphy nella tensione psicoanalitica che percorre la narrazione. Nota Aldo Tagliaferri in Edup, 2006 come “nel testo in cui si avvicina con maggior partecipazione all’orizzonte teorico delineato dalla psicanalisi […] l’autore, che a modo suo ha tematizzato l’impossibilità da parte del soggetto, esposto alle inesorabili trasformazioni indotte dal flusso del tempo, di fare i conti con se stesso una volta per tutte, compie di fatto un voltafaccia e, per non restare intrappolato nella gabbia degli schematismi e dei presupposti ideologici, si ferma sulla soglia di un approfondimento della natura del ‘caso’, del quale invece evidenza la natura insolubile“.


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