Dream of a fair to middling women

Titolo originale: Dream of fair to middling women | Data di composizione: febbraio-giugno 1932 | Prima edizione: Arcade Publishing/Riverrun Press & Calder, New York, 1992 | Edizioni italiane: Inedito. Un frammento è apparso su EGEA, 1991 sotto il titolo “Sogno di donne attraenti o mediamente attraenti”

“Se mai scodellerò un libro, Dio non voglia, essendo questo commercio quello che è, esso sarà sgangherato, in rovina, una vecchia carcassa tenuta insieme con pezzi di spago, e al contempo innocente della pur minima velleità di decollare quanto l’originale macchina volante di Wright, che non poteva essere persuasa a lasciare il suolo”, così Belacqua in “Dream of fair to middling women”.

Con le dimissioni dal Trinity College (dicembre 1931) inizia uno dei periodi più bui della vita di Samuel Beckett. In cerca di una direzione da dare alla sua esistenza – e con pochi mezzi finanziari per vivere nel frattempo – lo scrittore trova dapprima conforto nell’ambito familiare dei suoi zii Sinclair in Germania e poi – per non gravare sul bilancio di questa famiglia – si trasferisce a Parigi in una delle stanze più piccole ed economiche del Trianon Palace Hotel.
Sarà qui che, nel giro di pochi mesi, Beckett completerà il suo primo delirante romanzo. Il titolo, Dream of fair to middling women, è una storpiatura del titolo di un’opera di Tennyson (Dream of fair women, ovvero “Sogno di donne belle”) e potrebbe essere tradotto in italiano con “Sogno di donne belle o quasi”. La trama vede comparire per la prima volta il personaggio di Belacqua che sarà poi il protagonista della successiva raccolta di racconti Più pene che pane. La struttura del romanzo è completamente distorta e Beckett usa in modo consapevole e quasi provocatorio la dimensione narrativa solo per veicolare le sue idee estetiche sull’arte.
Sia Knowlson nella sua biografia sia Gontarski nel saggio L’estetica del disfacimento (in Bulzoni, 1997) concordano nel considerare Dream of fair to middling women un tentativo clamorosamente fallito di allontanarsi dallo stile di Joyce. L’opera infatti pur virando decisamente verso la parodia continua a presentare una voluminosa imbottitura di citazioni erudite e riferimenti colti.
Nessun editore parigino avrebbe preso in considerazione un’opera del genere, per di più in inglese, e nessun editore irlandese si sarebbe arrischiato a pubblicare un libro che parlava di violenza carnale, di masturbazione, di sogni erotici e di relazioni illecite” constata Bair nella sua biografia. E infatti il romanzo verrà pubblicato postumo nel 1992, anche perché Beckett ad un certo punto smetterà di cercare editori intimorito dalle reazioni che i suoi familiari e conoscenti avrebbero potuto avere leggendo i numerosi (e mai teneri) dettagli autobiografici contenuti nel romanzo.


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