L’innominabile (Einaudi, 2018)

Editore: Einaudi, 2018
Traduttore: Aldo Tagliaferri
Contenuto: L’innominabile – Prefazione di Gabriele Frasca

Quarta di copertina: Scritto in francese nel 1949, subito dopo Aspettando GodotL’innominabile è il testo che conclude la trilogia iniziata con Molloy e proseguita con Malone muore. Il monologo su cui è costruito muta però radicalmente rispetto ai due romanzi precedenti, influenzato proprio dalla scrittura teatrale, fisica, orale, che Beckett aveva iniziato a sperimentare. Il protagonista, immobile in un corridoio nell’ombra, parla tra sé e sé, è pura voce: non la trascrizione “finto parlata” di un narratore che scrive la sua storia. La voce racconta brandelli di vicende di vari personaggi ma si intuisce che si tratta dello stesso personaggio con nomi diversi. Chi è questo personaggio? Meglio sarebbe dire: chi siamo? Il capolavoro di Beckett rappresenta proprio il superamento dell’identità coinvolgendo il lettore-ascoltatore come forse nessun altro libro ha mai fatto.

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