Altre ossa, altri echi

Altre ossa, altri echi

Quando ho saputo della pubblicazione di un inedito beckettiano ho fatto un salto sulla sedia. Quando poi ho letto che l’inedito si intitolava Echo’s Bones ho creduto che si trattasse di un granchio. Ossa d’Eco, infatti, è stato pubblicato in Francia nel lontano 1935 e ne sono disponibili traduzioni italiane fin dai primi anni Settanta. Poi la mia fida Ackerley & Gontarski ha chiarito il mistero.

L’Echo’s Bones di recente pubblicazione per i tipi dell’inglese Faber & Faber non ha nulla a che fare con l’omonima raccolta poetica degli anni Trenta. Si tratta invece di un outtake della raccolta di racconti Più pene che pane. Samuel Beckett aveva composto le ventotto fitte pagine di Echo’s Bones per collocarle come gran finale delle avventure di Belacqua. Ma l’editore (Charles Prentice della Chatto & Windus) fece qualche obiezione. Dapprima chiese di allungare il testo e poi lo escluse del tutto.

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Il 6 dicembre del 1933, appresa la notizia del rifiuto di Prentice e rassegnato a veder pubblicata una versione della raccolta priva dell’ultimo tassello, Beckett scrive all’amico Thomas McGreevy manifestando tutta la sua delusione per l’esclusione di un racconto in cui credeva così tanto. Sono andato a ricontrollare il primo volume dell’epistolario beckettiano, per leggere il testo integrale della missiva, scoprendo così che l’autore fu talmente amareggiato dall’esclusione di quel testo da comporre per l’occasione una breve malinconica poesia:

I haven’t been doing anything. Charles’s fouting à la porte of Echo’s Bones, the last story, into which I put all I knew and plenty that I was better still aware of, discouraged me profoundly, au point même de provoquer ce qui suit:

Asylum under my tread all this day
Their muffled revels as the flesh rots
Breaking without fear or favour wind
The gantelope of sense and nonsense run
Taken by the worms for what they are.

E in bocca al lupo a chi tenterà di decifrarla. Dopotutto, questo era il periodo “oscuro” di Beckett: prose e versi dai contenuti di difficile interpretazione. Echo’s Bones non fa eccezione. «The story is difficult, and full of enigmatic echoes – affermano Ackerley & Gontarski – yet is a vital missing link in the reconstruction of the early Beckett». Forse per questo il volume appena edito da Faber & Faber è accompagnato da un corposo apparato di note. La curatela di Mark Nixon, direttore della Beckett International Foundation e docente di lettere moderne all’Università di Reading, dovrebbe essere una garanzia di qualità. Appena metto le mani sul volume vi faccio sapere.

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